#SentiChiParla: intervista ad Anh Nguyen, digital business coach

Eccoci con il secondo appuntamento con #SentiChiParla, la nuova rubrica che racconta le esperienze delle professioniste con cui ho avuto e, in alcuni casi, ho tuttora il piacere di collaborare.

Ci tengo molto a dare una testimonianza concreta ad altre freelance che sanno di aver bisogno di supporto perchè è davvero possibile cominciare a delegare anche quando non si ha un fatturato da capogiro ed è possibile riuscire a fidarsi di qualcuno di esterno.

La protagonista di oggi è Anh Nguyen, digital business coach con il desiderio di aiutare altre donne a vivere appieno il proprio potenziale e a realizzarsi come persone e professioniste.

Il nostro (fortunato!) incontro virtuale è avvenuto diversi mesi fa, in un periodo in cui Anh stava cercando una persona a cui delegare alcune attività di cui si stava occupando e con cui poter collaborare, a tendere, in un’ottica di lungo periodo. Ed eccoci qui 🙂

Quali ragionamenti riguardo il tuo business ti hanno portata alla decisione di collaborare con un’Assistente Virtuale?

Verso la fine del 2015 mi sono accorta che stavo facendo tante cose ma ottenevo pochi risultati. Investivo tanto tempo in attività ripetitive che mi impedivano di dedicarmi a ciò che mi sarebbe davvero piaciuto fare, vale a dire le sessioni di coaching.

Mi sentivo in una trappola, o come un gatto che si morde la coda. Per avere clienti scrivevo articoli per il blog, facevo marketing, ero presente sui social media, organizzavo eventi, ecc. Tutto questo però mi prendeva moltissimo tempo.

Quando i clienti iniziarono ad arrivare, non avevo più tempo per occuparmi del marketing. Trascurando il marketing, arrivarono meno clienti. E così dovetti ricominciare a fare marketing. Era un circolo vizioso.

Se avessi voluto far crescere la mia attività, prima o poi avrei dovuto occuparmi sempre meno di tutto ciò per cui la mia expertise non era rilevante.

In quel modo, avrei potuto investire meglio il mio tempo per svolgere ciò che invece richiedeva il mio know-how, come tenere le sessioni di coaching o definire i contenuti dei percorsi formativi.

Quali attività hai deciso di delegare? Come sei arrivata a questa scelta?

Delego la ricerca delle immagini, il proofreading e la preparazione grafica dei testi da pubblicare, la gestione dei social media, la gestione di alcune parti dell’area membership di uno dei miei corsi di gruppo, nonché il montaggio dei video.

Una volta consapevole che per far crescere il mio business sarebbe stato necessario delegare, ho iniziato a prestare attenzione alle attività che avrei potuto facilmente insegnare qualcun altro a fare. Ho iniziato a creare dei processi per descrivere ciascuna attività, in questo modo mi rendevo conto di quali passaggi richiedevano le mie conoscenze specifiche e quali invece no.

Avere questa chiarezza mi ha permesso con facilità di delegare parti del lavoro, senza temere ripercussioni sulla qualità dei risultati.

In che modo hai scelto di investire il tempo che hai risparmiato grazie a questa collaborazione?

La grande parte del mio lavoro (e del mio guadagno) deriva dai percorsi individuali di coaching che tengo con le mie clienti.

Per seguirle al meglio e aiutarle ad ottenere i loro obiettivi, è necessario non solo dedicare l’ora canonica di coaching in cui ci si incontra ma anche del tempo per revisionare i loro “compiti” e per tenere traccia dei loro progressi. Questa è una parte fondamentale del mio lavoro, su cui focalizzo il tempo risparmiato.

Un altro aspetto rilevante è la creazione dei contenuti formativi. Anche in quel caso è necessario che sia io a generare i contenuti testuali, poiché derivano dalle mie conoscenze e dalle mie esperienze passate.

Infine ma non da ultimo, dedico il tempo che risparmio alla pianificazione. Oltre al planning annuale, semestrale e mensile, ogni settimana mi interrogo su ciò che è utile fare per crescere l’attività: quali offerte lanciare, quali temi trattare, quali strumenti di marketing utilizzare, ecc.

Trovo utilissimo potermi soffermare su questi aspetti, poichè prima di fare è necessario avere una strategia chiara.

Quali step e procedure, a tuo avviso, sono fondamentali per impostare una buona collaborazione?

In primo luogo è fondamentale incontrare la persona almeno via Skype per capire quali siano le sue competenze, ma anche la sua personalità.

Poi è necessario chiarire gli obiettivi che si vogliono raggiungere (anche per sé stessi) e come una collaborazione di questo tipo può avere un impatto positivo al loro raggiungimento.

È importante inoltre chiarire bene le aspettative reciproche, definendo scadenze e criteri di soddisfazione. Soprattutto all’inizio, una persona esterna non può capire che cosa passa per la mia testa: cose che a me sembrano scontate, potrebbero non esserlo per l’altra persona.

È quindi necessario esplicitare con cura i dettagli e i passaggi richiesti dalla task, così da permettere alla collaboratrice di svolgere agevolmente il suo lavoro.

Sulla base di quali caratteristiche personali e lavorative hai basato la tua scelta?

Affinché funzioni sul medio-lungo termine, è necessario che ci sia un allineamento di valori e una visione condivisa. Mi piace lavorare con persone che credono nell’utilità di quello che faccio, che siano motivate ed entusiaste. Non cerco robot, desidero lavorare con persone che possano aiutarmi a crescere la mia attività.

Cosa ti senti di suggerire ad altre imprenditrici onlineche vogliono investire in una collaborazione di questo tipo ma non sono ancora convinte?

Personalmente penso che dipenda dagli obiettivi professionali che una persona definisce.

Se si desidera crescere e guadagnare dalla propria attività, prima o poi è indispensabile iniziare a delegare qualcosa. Ciascuno di noi ha solo 24 ore al giorno, non può fare tutto. E se si cerca di fare tutto da sé, l’attività non riuscirà a crescere oltre una certa soglia.

Le grandi aziende funzionano e fanno guadagni anche perché sono strutturate con degli organigrammi chiari. Al suo interno le persone si specializzano su ciò per cui hanno maggiori competenze e svolgono al meglio i loro compiti. Questo permette di eccellere nel loro campo.

Anche per un’attività in proprio il discorso è simile: se io continuo ad essere presente in tutte le task del mio business, significa che se smetto di fare ciò che faccio la mia attività si ferma. Ciò equivale a scambiare il mio tempo con il guadagno che posso ottenere.

Viceversa, se riesco a creare la struttura necessaria affinché determinate task vadano avanti anche senza la mia presenza (delegando quindi), significa che non sono imprigionata nel mio business ma lo faccio lavorare per me.

Ad ogni modo, per chi non è ancora convinta, suggerisco semplicemente di iniziare a provare delegando poche cose. Si può partire da quelle che prendono più tempo, oppure da quelle più semplici o anche da quelle che non si fa con piacere. O da quelle che non si conosce.

Nessuno ha mai detto che devi esser tu a fare tutto nel tuo business: occupati di ciò che ti piace e che ti riesce meglio, e delega il resto.

2 Comments

    La Folle

    Utile leggere vari punti di vista dei tuoi clienti. Per me lo scoglio più grande rimane la fiducia, anche perché in genere questo tipo di servizio costa molto, specialmente quando si ha un sito o un’attività che ancora non porta guadagno. Mi è capitato di spendere molto per servizi che ho affidato ad altre persone e di rimanere fregata, e mi è capitato che mi si chiedessero cifre stratosferiche per fare altre cose che attualmente già faccio da sola. Non è facilissimo affidarsi a qualcuno in un mondo del genere.

      Monica Spinazzola

      Ciao Anna, ti ringrazio per aver condiviso la tua opinione!

      La fiducia è uno degli argomenti più delicati quando si parla di delega quindi per molte può essere effettivamente uno scoglio importante.

      Per quanto riguarda il prezzo, è un servizio che costa molto se dall’altra parte c’è una persona interessata ma che purtroppo ha budget molto ridotto o addirittura nullo. Altrimenti si può tranquillamente iniziare con pacchetti piccoli che, da un lato, siano economicamente sostenibili per la persona e dall’altro che contribuiscano a creare fiducia.

      Poi in realtà ogni AV lavora secondo le proprie regole, ma per me è così 🙂

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